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05 gennaio 2017 / Rapporto Caritas 2016, aumentano in Toscana le povertà croniche

Povertà che si cronicizzano e si fanno sempre più complesse. Questo uno dei dati più evidenti del rapporto Caritas 2016, significativamente intitolato "In bilico: povertà, periferie e comunità che
resistono in Toscana", presentato in Regione dall'assessore a sociale, diritto alla salute e sport Stefania Saccardi e da Roberto Filippini, delegato Cet per la Caritas, affiancati da Massimiliano Lotti, Francesco Paletti, Alessandro Martini e Paola Garvin."Povertà croniche che causano un vero e proprio 'effetto intrappolamento”; questa la frase centrale del Dossier sulle povertà in Toscana, che rappresenta in tutta la sua drammaticità la condizione vissuta da tante persone, più di 5mila, che non riescono a ripartire e a riprogettare la loro vita anche in presenza (a volte) di un reddito che, tuttavia, non è sufficiente a rispondere a tutti i bisogni della famiglia.
Sono 213 i centri toscani di ascolto della Caritas che raccontano, attraverso le loro testimonianze, la
crescita di queste povertà cronicizzate che, seppur nella loro drammaticità, anche nel 2015 la soglia di
povertà relativa in Toscana si ferma al 5%, meno della metà rispetto a quella media nazionale che è del 10,4%.
Nonostante il dato che potrebbe essere letto in modo confortante, ciò che emerge dal dossier è che il
2015 è stato un anno faticoso, soprattutto per il riverbero che continua della crisi economica. Prova ne è l'elevata percentuale di persone incontrate, ancora in stato di disoccupazione e, se è cresciuta
l'emergenza dei profughi e degli immigrati, va evidenziata la costante riduzione della forbice fra
cittadini stranieri e italiani che bussano alle porte delle Caritas toscane.

 

Ma qual è il quadro che emerge dal nuovo rapporto Caritas?
La crescita della povertà cronica è una delle cause che spiega la leggera diminuzione di persone in
situazione di disagio incontrate dalle Caritas toscane nel 2015: 22.041 quelle incontrate nel 2015, il
15,4% in meno rispetto all'anno precedente, una contrazione dovuta anche alla crescente complessità dei casi incontrati se è vero che, nel 2015, ciascuno di essi è stato ascoltato mediamente quasi sei volte (5,7) contro le quasi cinque (4,8) dell'anno precedente e le 4,3 del 2013.
A queste cause si deve aggiungere, secondo il rapporto, l'impegno delle Caritas e delle strutture
ecclesiali nell'accoglienza dei profughi, 2.415 migranti alla fine di ottobre corrispondenti a circa un
quinto (21%) di tutti quelli accolti in Toscana. Un impegno importante all'accoglienza regionale, ma
poco rilevabile dalla rete dei centri d'ascolto perché la maggior parte dei richiedenti asilo è inviata dalle prefetture direttamente alle strutture d'accoglienza.
La povertà intrappola anche perché a volte non bastano neppure lavoro e casa per riuscire ad evitarla. E' vero infatti che il 75,1% di chi ha chiesto aiuto alle Caritas è senza occupazione, una quota enorme, me è altrettanto vero che quasi un quinto di essi (18,1%) un reddito, da lavoro o pensione che sia, lo percepisce, ma questo non basta per arrivare con tranquillità a fine mese. Cresce anche la percentuale dei poveri che vivono in un'abitazione stabile, passando dal 63,7% del 2014 al 70,1 dell'anno successivo.
Una delle conseguenze della crisi è anche la continua a diminuzione dell'incidenza percentuale degli
immigrati, scesa dall'80,1% del 2007 al 63,9% del 2015. Conseguentemente crescono gli italiani che,
nello stesso arco temporale, sono passati dal 19,9% al 36,1. Significativamente diverso pure il profilo
delle due popolazioni: gli italiani poveri, infatti, hanno titolo di studio più basso, un'età elevata, una
quota maggiore di percettori di reddito (occupati o pensionati) e si caratterizzano per situazioni di
maggiore fragilità di relazione (separazioni, divorzi e vedovanze). Gli stranieri, per converso, si
contraddistinguono per una maggiore stabilità relazionale (la maggioranza sono coniugati) e un'età
molto più giovane, ma anche per condizioni di povertà materiale molto più marcate.
Un capitolo a parte, infine, per chi vive una situazione di marginalità abitativa, ossia in baracche,
roulotte o altre sistemazioni improvvisate: l'incidenza è dell'11,8%, uguale a quella dello scorso anno, ma cresce sia con riferimento alle cosiddette "nuove povertà" incontrate nel 2015 (le persone incontrate per la prima volta nell'ultimo anno) che riguardo alle "povertà croniche" arrivando al 15,5% nel primo caso e al 16,1 nel secondo.

Abitazione. Per quanto riguarda la situazione abitativa, coloro che hanno un'abitazione stabile sono
oltre i due terzi (70,1%) di chi ha chiesto il supporto della Caritas, e la loro incidenza è cresciuta in modo significativo rispetto all'anno precedente (da 63,7 a 70,1%), conseguenza soprattutto di una crescita delle situazioni di comodato e affitto in case popolari (Erp). Conseguentemente diminuisce la
percentuale di sistemazioni provvisorie da (24,5 a 18%), ma non quella di situazioni di marginalità
abitativa, ossia di persone che vivono in sistemazioni di fortuna quali roulotte, case abbandonate, auto,baracche e altro: erano l'11,8% nel 2014 e tali sono rimaste anche nell'anno successivo. Infine si rileva una maggiore provvisorietà abitativa per gli stranieri rispetto agli italiani (22,3% contro 9,5%), ma una sostanziale parità per quanto riguarda le situazioni di forte precarietà alloggiativa. Le situazioni di stabilità inerenti l'alloggio (con particolare riferimento ad affitto e casa di proprietà), che riguardano il 53% degli italiani ed il 50% dei cittadini esteri, in molti casi rappresentano sì un argine alla marginalità, ma portano con sé tutte le pesantezze dovute alle difficoltà di gestione dei costi abitativi (in primis canoni e rate di mutuo).